Attenzione: questo sarà un post colorato.
Fonti: tante

  • Websense, filtraggio contenuti sul cellulare
  • Microsoft costretta dalla UE a rivelare i suoi segreti
  • Supercar vendesi
  • Sony Ericsson, il cellulare strizza l’occhio alla PSP
  • Europa - America a nuoto?
  • Io posto, dunque sono. L’Italia scopre il web 2.0
  • Un bug nel Motofone F3



Websense
ha annunciato lo sviluppo di una nuova Tecnologia per bloccare l’accesso a contenuti web inappropriati o pericolosi dai Cellulari dei minorenni.
Il nuovo software è diretto agli operatori che saranno così in grado di offrire servizi di blocco, a richiesta, ai propri abbonati ed è basato sul motore ThreatSeeker di Websense e sulla sua soluzione che consente di classificare i siti in 90 categorie, con la scansione di ben 600 milioni di indirizzi web a settimana.
“Con gli smartphone di nuova generazione, ormai è possibile navigare su Internet dal telefonino come dal pc. Sfortunatamente, ciò significa anche che i minori sono esposti a contenuti pericolosi in situazioni fuori dal controllo dei genitori”, spiega Maurizio Garavello, country manager di Websense Italia. “Con questa Tecnologia, gli operatori telefonici potranno offrire ai loro utenti la possibilità di sottoscrivere un servizio di filtraggio dei contenuti su dispositivi mobili dalle caratteristiche e affidabilità identiche a quello che offriamo già da anni per la protezione dei PC e dei server delle aziende”.


Il colosso informatico Microsoft sarà costretto - in seguito alla condanna del marzo 2004 - dalla Commissione europea a rivelare alla concorrenza i segreti del proprio sistema operativo Windows. E il tutto chiedendo un compenso molto più basso dell’attuale. E’ quanto scrive oggi il prestigioso quotidiano finanziario inglese Financial Times citando un documento riservato. Le informazioni che il numero 1 del software dovrebbe rivelare sono indispensabili per le aziende che vogliono elaborare software compatibili con Windows.

Una rivelazione che ha registrato una immediata e ufficiale reazione dell’azienda di Redmond. Un portavoce di Microsoft replica al Financial Times affermando che il suo gruppo “risponderà esaustivamente entro il 23 aprile alle obiezioni sollevate dalla Commissione. Riteniamo - continua - di essere in regola con le decisioni del marzo 2004 e che i nostri protocolli siano ragionevoli e non discriminatori”. Da Bruxelles, invece, nessuna reazione. La commissione europea preferisce non commentare la notizia rivelata dal quotidiano britannico.

Questa accelerazione del contenzioso tra la Microsoft e l’Ue arriva dopo che l’esecutivo europeo aveva richiesto a Microsoft - già condannata per abuso di posizione dominante di - di adeguare le licenze sulle informazioni del suo sistema operativo Windows. Attualmente la Microsoft richiede alle società che vogliono utilizzare il suo sistema operativo il 5,95% delle entrate sui sistemi applicativi operanti. La commissione invece aveva chiesto a Microsoft di applicare royalty molto più basse. Secondo il Financial Times, Ibm, Oracle e Sun hanno fatto rilevare a Bruxelles che i prezzi applicati da Microsoft sono troppo elevati e la stessa commissione, secondo il Ft riconosce che “i prezzi richiesti sono proibitivi e non consentono di sviluppare prodotti che avrebbero prospettive di business fattibili”.

Bruxelles aveva dato tempo fino a Microsoft fino al 3 aprile per spiegare perché non rispetta ancora la condanna nei suoi confronti del marzo 2004 per abuso di posizione dominante. Un termine prorogato di altre tre settimane, fino al 23 aprile. Il primo marzo, la Commissione aveva minacciato l’azienda di nuove multe quotidiane.

Lo riporta direttamente la Associate Press, il che indica quanto la cosa faccia notizia: se vi capita di passare da Dublin (in California, non in Irlanda) e vi fermate al concessionario Kassabian Motors, chiedete di Johnny “Vette” Verhoek.

E’ lui che ha l’auto in mostra da circa un mese e si tratta di una delle 4 vetture documentate in quanto realmente usate nel telefilm Supercar, nelle scene in primo piano e quando David Hasselhoff faceva finta di guidarla.

Del resto quelle che facevano i salti non sono più in buonissime condizioni, sempre che ci siano ancora.

Il costo forse è un filo alto: 149,995 dollari.

Però considerate che l’auto ha tutti gli optional originali, incluse le luci rosse che scorrevano avanti e indietro sulla parte anteriore dell’auto (forse parente dei Cylon!), da cui arriva anche quel suono che le contraddistingueva.

Certo ha i suoi limiti: non vi parlerà mai e non potrete richiamarla dal parcheggio perchè vi venga a prendere, ma quel modello specifico è un pò più difficile da trovare, nel mondo reale.

Ma sarebbe comunque un gran bel pezzo di storia televisiva da possedere, per cui fatevi avanti se l’affare vi interessa. Magari Johnny vi farà un pò di sconto.

Il sito spagnolo Clipset riporta rumors a proposito della prossima generazione di telefoni Sony Ericsson. Secondo queste voci ricavate dai propri insider cambierà del tutto l’orientazione dei dispositivi, con menu pensati per l’uso ‘orizzontale’. In più i menu saranno molto simili a quelli della PSP, aprendo la strada di fatto all’integrazione tra la console di gioco portatile e il telefonino.

Da quello che si legge sembrerebbe quindi che sia il telefonino ad andare verso la console e non il contrario, quest’ultima a diventare cellulare. Sony non è nuova a utilizzare concetti e brand presi da altri settori per dare una forte personalizzazione ai suoi telefoni, esempio ne sono i Cellulari della serie Walkman e Cyber-Shot.

Negli anni scorsi Nokia aveva già provato a percorrere la strada dell’integrazione tra telefono e console di gioco, con la serie N-Gage, senza però ottenere il successo sperato. Dal canto suo Sony si porta con sé una grande esperienza nel segmento e può contare su un vasto pubblico già in possesso della PSP, staremo a vedere se questo sarà sufficiente a decretare il successo del progetto se mai vedrà la luce.

 

Ho notato quasi per caso un divertente dettaglio in Google Maps, segno che gestire il sito web più visitato al mondo non ha fatto perdere il senso dell’umorismo ai programmatori di Google. Impostando la partenza in Europa e l’arrivo in America infatti, il programma consiglia letteralmente fra le indicazioni di viaggio di “nuotare attraverso l’Oceano Atlantico” per raggiungere la propria meta.
Viene a questo punto da domandarsi quanti altri Easter Egg (visto anche il periodo…) siano presenti nel servizio. La risposta, neanche a dirlo, è facilmente recuperabile interrogando Google, tanto per cambiare…

 

Io posto, dunque sono. L'Italia scopre il web 2.0Web 2.0. E’ il Futuro di Internet. E’ una rete fatta di community, mondi virtuali, blog e di contenuti generati dagli utenti. Ed è già qui: ne sono un esempio siti come My Space, Wikipedia e YouTube, per fare qualche nome. La novità è che il Web 2.0 piace agli italiani. Che preferiscono passare il loro tempo su Wikipedia o su Twitter piuttosto che sui siti di eCommerce e di eGovernment. A gennaio, secondo i dati di una ricerca della Nielsen/NetRating, il 56% dei navigatori italiani, più di 11 milioni di persone, ha visitato almeno una volta i siti Web 2.0. Insomma, nonostante il tipico ritardo Italiano nell’adozione delle nuove tecnologie, la rivoluzione della rete ha attecchito anche nel Belpaese. E adesso, il traffico su Web 2.0 Italiano è quarto in Europa per grandezza, dietro Inghilterra, Germania e Francia. Paesi che hanno una maggior penetrazione della banda larga.

Tra gli internauti italiani, ad essere più affascinati dai nuovi servizi sono i cosiddetti “heavy user”, gli utenti che si collegano alla rete più assiduamente della media. Quelli, per dare i numeri, che si collegano a Internet almeno 44 volte ogni mese. Visitano soprattutto le Communities, che a gennaio hanno raggiunto gli 8 milioni di utenti unici. Ma anche quei servizi che la ricerca Nilesen mette sotto la categoria Giants: Wikipedia, MySpace e, soprattutto, YouTube, che hanno raggiunto quota 7 milioni.

“Gli utenti hanno uno stimolo particolare ad affacciarsi alla finestra dell’online con continuità “, spiega Daniele Sommavilla, vicepresidente sud Europa di Nielsen/NetRatings. “Vogliono condividere un’informazione, un parere, un’esperienza. Si sente la necessità di collegarsi soprattutto per verificare se qualcuno ha risposto allo stimolo messo in rete precedentemente”.

E’ il legame di dipendenza che si crea tra gli utenti di Blog. Che infatti sono in terza posizione, con 4,4 milioni di utenti italiani. “La gente pensa: posto, dunque sono - spiega Rishad Tobaccowala, CEO della società di consulenza Denou - è un modo per sentirsi vivi. E di condividere le proprie conoscenze o opinioni con gli altri”.

Gli italiani sembrano pensarla nello stesso modo. Wikipedia, che nell’ultimo anno è cresciuta del 122%, è stata il Giant che ha raggiunto il risultato più modesto: YouTube ha segnato un +1034%, e MySpace uno spaventoso incremento del 1295% degli utenti unici. Ad essere presi in contropiede sono soprattutto i grandi publisher della rete. Che temono che il Web 2.0 gli soffi i lettori. In un anno, dopotutto, la categoria “Web 2.0″ è entrata direttamente al quinto posto nella top ten delle preferenze degli internauti nostrani. E il prossimo anno potrebbe superare in utenti unici i siti di news.

Ma il boom ha suscitato i dubbi di più di un’analista. O’Reilly Media, a cui si deve il termine “Web 2.0“, aveva definito la nuova era di Internet come “la rivoluzione commerciale dell’industria informatica, che trasformerà Internet da semplice rete di connessione a luogo d’incontro”.

Per l’Economist, però, il Web 2.0 è “un’idea affascinante, ma che non ha a che fare necessariamente con il successo commerciale. “Troppe aziende competono nello stesso mercato senza un solido modello di sviluppo - si legge nel reportage dal titolo “Bubble 2.0″ - rischiamo di trovarci di nuovo di fronte all’esplosione di una bolla speculativa. Come ai tempi della famigerata New Economy”. Bolla 2.0, appunto.

Secondo quanto riportato su numerose comunità web, i primi Motorola MotoFone F3 commercializzati sembrerebbero afflitti da un bug piuttosto fastidioso (e costoso).
Il telefono, infatti, manderebbe con cadenza giornaliera un SMS ad un numero inglese, senza che i possessori se ne accorgano.
Sempre secondo quanto riferito da questi utenti, il problema riguarderebbe solamente i modelli no brand e si risolverebbe con un aggiornamento software gratuito presso i centri assistenza Motorola.
Dal produttore non ci sono state ancora dichiarazioni ufficiali in tal senso.