John Cramer ha elaborato in un modello al computer le frequenze delle onde che vi erano subito dopo la grande esplosione che gli hanno permesso di ricostruire l’evento nel suo insieme. Cramer ha basato il suo modello partendo dalle temperature raccolte dal satellite della Nasa WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe), lo stesso che ha fornito i dati per le ricerche che hanno portato all’assegnazione del Premio Nobel a John Mather e George Smoot.
Spiega Cramer: “Ho considerato tutte le frequenze che permeavano il cosmo in un arco di tempo che andò dall’esplosione iniziale a 760.000 anni dopo l’evento, quando l’Universo era un giovinetto che aveva un diametro di circa 18 milioni di anni luce (Va detto che l’apparente contraddizione tra la sua età e le dimensioni si spiegano perché le distanze sono cambiate nel tempo. Una caratteristica che fa si che oggi l’universo pur avendo circa 13-14 miliardi di anni, abbia però un diametro di 156 miliardi di anni luce)”.
Ciò che si sente assomiglia ad un aereo in avvicinamento che poi si allontana. Questo perché le frequenze sia molto vicino al Big Bang che dopo 760.000 anni diventano così basse da rendere impossibile l’ascolto.
Quello che sembra una curiosità e nulla più in realtà serve agli astronomi per comprendere come le radiazioni si comportarono all’inizio del tempo. E poiché subito dopo il Big Bang non vi fu subito materia, ma solo radiazioni che raffreddandosi diedero inizio ai mattoni dell’Universo lo studio del fenomeno assume una valenza anche scientifica.

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