Questo post non è inerente al resto del blog, ma mi sembrava corretto scriverlo
(Attenzione, è un post moooolto lungo).
Se si fosse rifatta il naso, sarebbe un’ereditiera come le altre. Bionda come le altre, miliardaria come le altre, disadattata come le altre.
Con piĂą filmini amatoriali in giro, e un indiscutibile genio per le pr, ma un’ereditiera come la altre. Invece, essendosi tenuta quel naso così sbagliato, Paris Hilton, con una capitale per nome e un albergo per cognome, è diventata un prototipo, un modello estetico e culturale, l’anello d’indispensabile congiunzione tra Courtney Love e Katia-del-Grande-Fratello.
Paris Hilton è diventata Paris Hilton, una in grado di sopravvivere a non so più quanti video porno, di fare la scema in un reality senza venire diseredata, di rilanciare il concetto di dumb blonde.
Mettiamoci d’accordo: qui non si dice che le oche bionde in realtĂ non sono affatto oche. L’oca bionda che in realtà è un genio è il concetto piĂą noioso mai partorito dal mondo dello spettacolo. Non sono sceme, d’accordo. Non era scema Norma Jean Baker, che a furia di riabilitarla sembra si stia parlando di un Nobel per la chimica invece che di una in balìa di psicofarmaci e inquilini della Casa Bianca.

Non è scema Pamela Anderson, che dice cose di geniale buonsenso come “Non ho mai fatto molti provini: sono sempre andata a letto con la gente giusta”;. Non è scema Britney Spears, che non ha mai sentito nominare Nabokov ma, contro il parere di tutti gli adulti che la circondavano, fortissimamente volle girare il video di “Baby one more time” in codini e gonnellina a pieghe.
Non è scema neppure Valeria Marini, anche se nessuno ancora mi ha spiegato dove siano le prove di quest’impegnativa affermazione. Le oche bionde non sono affatto oche, d’altra parte se lo fossero non riuscirebbero a ricavarsi un pezzettino di ribalta tra la folla di aspiranti, se lo fossero non ci accorgeremmo della loro esistenza, e del loro essere certamente finte bionde e forse persino finte sceme. Ma che non siano sceme non è divertente, riabilitarle non è interessante, anche perchĂ© il passo successivo è far loro la morale.
Se Paris Hilton è un genio (e lo è, tra poco le prove, in caso non foste ancora convinti) se il suo genio lo esplica nell’essere il piĂą favoloso macchinario promozionale che bionda abbia mai avuto, se è imbattibile come pr di se stessa (lo è, non veniteci a dire che dietro c’è un geniale ufficio stampa, perchĂ© se ci fosse un lavoratore a cottimo dietro la parabola di Paris Hilton allora quel lavoratore a cottimo presterebbe la propria opera d’ingegno anche ad altre bionde solvibili e smaniose di ribalta, e invece frenetici pr ce ne sono molti, ma risultati Ă la Paris in giro non se ne vedono) - ecco, se Paris Hilton è un genio, è cosa buona e giusta che -essendo giĂ miliardaria e non avendo alcun bisogno di comportarsi male per comparire- è morale applichi il proprio genio nel fare qualunque cosa, ma proprio qualunque, pur di stare sui giornali?
Si può approvare il suo rendersi ridicola e dare scandalo e rendere il nome di famiglia sinonimo di pornografia e altre amenitĂ solo per il gusto di essere non una qualunque miliardaria da pagine mondane ma una celebritĂ di prima classe, di quelle che vanno in copertina e scelgono il fotografo? E’ cosa di cui possiamo evitare di scandalizzarci, che Paris abbia un tale talento nel promuovere il proprio non-talento. E, soprattutto: quante righe resistiamo, prima di fare il nome di Loredana Lecciso?
Cose per cui Paris è finita sui giornali negli ultimi due anni, in ordine sparso. Il suo ex ha messo in Internet il video di un loro accoppiamento. Titolo da predestinata: “One night in Paris“. La sua cagnetta Tinkerbell (Campanellino, quella di Peter Pan) è stata rapita. La sua cagnetta Tinkerbell è stata ritrovata. Lei e il fidanzato Nick Carter si sono lasciati.
Contestualmente, Paris ha dichiarato che i suoi uomini devono piacere a Tinkerbell. E’ emerso un secondo video porno, questa volta senza fidanzati ma con un”altra signorina e taluni vibratori. A casa di Paris e della sorella, sulle Hollywood Hills, sono entrati i ladri. Pare che, piĂą che oggetti preziosi, abbiano rubato cose personali, tra quali un computer portatile (elementare, miei piccoli Watson: terzo video in arrivo).
Paris e un” altra miliardaria (Nicole, figlia di Lionel Richie) sono state protagoniste di due edizioni (in arrivo la terza) del reality “The simple life”, in cui devono lavorare proprio come fossero due ragazze normali. Ha pubblicato un libro, “Confessions of an heiress” (Simon and Schuster, 22 dollari), che sta al terzo millennio come “Gli uomini preferiscono le bionde” stava al secondo.
Un blogger ha pubblicato una biografia non autorizzata di Tinkerbell, “Tinkerbell Hilton diaries: My life tailing Paris Hilton” (Warner books, 9 dollari e 99). Ha fondato un”etichetta discografica (quelle esistenti non volevano pubblicare un suo disco). E’ diventata testimonial di Guess, il marchio che fece la fortuna di Claudia Schiffer. E’ stata premiata da VH-1 per aver coniato il miglior tormentone televisivo del 2004: “That’s hot!” (traduzione libera: che figata!).
Subito dopo aver interrotto la relazione con Nick Carter, è comparsa ricoperta di segni, graffi e lividi sulle braccia, e con un labbro gonfio. Discordanti e per nulla convincenti le spiegazioni sulle modalità di gonfiamento del labbro.
Alcune perle da “Confessions of an heiress”, il libro da regalare alle vostre figlie se ne avete, e per il quale vale la pena di farne, di figlie: per leggere loro la fiabesca e rosea vita di Paris.
Dalla sezione “Le mie istruzioni per essere un’ereditiera”, che potrebbe agevolmente intitolarsi “se ti devi sforzare lascia perdere”. “Abbi una pelle perfetta, ma senza curartene. Truccati molto e non avere mai un brufolo. La pelle perfetta è un diritto di nascita. Nessuna quantità di cibi unti o Coca Cola può far nulla alla tua pelle”.
“Cerca di non avere capi, se puoi farne a meno. Oppure lascia che a trattare con loro sia il tuo agente”. “Fai la svampita. Perdi le cose. La gente ti troverà adorabile”. “Non avere paura di niente, tranne che degli insetti. E dei tizi sudati che vogliono baciarti quando ti salutano. Non c’è niente di peggio di un tizio sudato che ti dà due baci sulle guance. Già una volta è brutto, ma doverlo sopportare due volte, sono due di troppo”. Ma, soprattutto, la numero 14, in mezzo alla lista, buttata lì come niente, roba che neanche Dorothy Parker e Franca Valeri a quattro mani: “Se tutto il resto non funziona, fai l’annoiata”.
“Abbi un nome favoloso. Se devi essere un’ereditiera non puoi avere un nome normale, tranne se sei inglese. In Inghilterra tutti hanno nomi comuni e lì funzionano. Ma in America devi avere un nome che si noti. Un’ereditiera deve avere un nome davvero glamourous o molto carino. Il nome di mia sorella Nicky è carino. E anche il cane di un’ereditiera deve avere un nome carino.
La mia chihuahua si chiama Tinkerbell, quindi si comporta come una Tinkerbell. Se hai un nome carino, ti comporterai sempre in maniera carina. E se hai un nome glamourous, ti comporterai con glamour. E’ talmente semplice”.
Un anno fa, quando comparì su Internet il primo video in cui l’ereditiera giocava alla pornostar, era previsto Paris comparisse al programma di David Letterman. Paris cancellò quella e tutte le altre apparizioni televisive con cui avrebbe dovuto promuovere la prima stagione di “The simple life”: il consulente mediatico assoldato dalla famiglia le disse che era “sovresposta”, il che diede ulteriore materiale ai comici.
Letterman tentò di convincerla ad andare con una campagna che aveva messo in piedi solo per ottenere la presenza in studio dell’allora candidata a senatore Hillary Clinton e della renitente agli sbeffeggiamenti Oprah Winfrey. Con Hillary c’era stata addirittura una sigla, “Campaign 2000”, aggiornamenti quotidiani sullo stato delle trattative con la candidata, e un minaccioso tormentone sul fatto che nessuno poteva pensare di candidarsi a New York senza passare per la poltrona di ospite del “Late show”.
Con Oprah c’erano apposite canzoncine il declinare l’invito di Oprah – “I’ll be totally out of town” – usato per mesi contro di lei. Con Paris Dave non si è accanito, ma ha ripetuto che la sua “unità di crisi” mal la consigliava, che loro lo sapevano che non era colpa sua ma “del fidanzato idiota”, che se fosse andata lì, glielo prometteva, lui avrebbe fatto di lei “un eroe”. E comunque, era la facile conclusione comica, “è capitato a tutti di fare dei filmini porno. Capita anche a me. Solo che io in genere ci recito da solo”.
(Paris ha ceduto sei mesi dopo, quando era in partenza la seconda stagione di “The simple life”. E’ andata lì e Letterman le ha chiesto varie cose, poi è passato a parlare del programma, quello in cui Paris dovrebbe essere normalmente produttiva, ma proprio non è cosa per lei, non le affideresti neanche la più semplice della mansione da svolgersi senza tacchi, non ci è geneticamente portata, lei sostiene che lo fa apposta, per ottenere l’effetto comico, ma è evidente che non è vero che ci fa: ci è, non ha mai lavorato un giorno e mai comincerà . Comunque, Letterman le ha detto: “Sai, guardando il tuo show si ha l’impressione che non te ne freghi niente di niente”. “E’ perché non me ne frega niente di niente”, ha sorriso Paris).
Smaltiamo la pratica del video porno, dunque. Quando il video ha iniziato a girare in rete, presumibilmente diffuso dall’ex fidanzato di Paris – tal Rick Salomon, sin lì noto in quanto ex marito di Shannen Doherty, la Brenda di “Beverly Hills 90210” che sul set era talmente infernale che a un certo punto fecero emigrare il personaggio in Inghilterra – la famiglia di Paris ha intentato una causa multimilionaria per risarcimento.
Il buon Rick, onde tutelare la propria reputazione e far sapere al paese che Paris era del tutto consenziente alle riprese, ha diffuso una seconda versione, questa volta integrale, del filmino. Un director’s cut, si sarebbe potuto dire, senonché Rick aveva a sua volta fatto causa alla Marvad, la distribuzione che aveva diffuso il primo video: avendolo girato lui, diceva Salomon, solo lui era titolare del copyright.
Pochi giorni dopo la diffusione del video integrale, la Marvad ha chiesto che l’istanza di Salomon non fosse accolta: dalla versione uncut si vedeva che Paris “partecipava appieno alla creazione del video: Ms. Hilton offriva suggerimenti registici e controllava fisicamente e dirigeva la telecamera”. A quel punto il sublime era in agguato, e infatti eccolo arrivare, per bocca di un avvocato di Salomon: “Quando un attore compare in un film e aiuta a dirigere le proprie scene questo non cambia la proprietà artistica del prodotto”.
Poi è arrivato il secondo, comparso come regalo di compleanno “di Paris a se stessa”: a Las Vegas, all’hotel Bellagio, Paris ha lasciato la festa per i suoi 22 anni e se n’è andata in una suite con una coniglietta di Playboy – tal Nicole Lenz – e un vj di Mtv, tal Simon Rex. Poiché tutte le donne importanti della vita di Paris (la sorella, la compagna di reality) sembrano chiamarsi Nicole, Simon ha fatto solo da cameraman, e le due se la sono spassata.
Dopo le luci rosse, il giallo. Le ricostruzioni divergono. Paris si sarebbe portata l’autoregalo a casa. A casa ci sarebbe stato tal Jason Shaw, dal quale lei si era appena sfidanzata, e che stava portando via la propria roba. Si sarebbe portato via anche la cassetta. Ne avrebbe parlato a un amico, che avrebbe tentato di venderla in Internet per un milione di dollari.
Non si capisce però se Jason ne fosse al corrente, parrebbe di no, dato che lui è così un bravo ragazzo e avrebbe lasciato Paris proprio per la vita dissoluta da lei condotta e da lui disapprovata, anzi il video l’avrebbe guardato con disgusto e poi distrutto, è lui stesso a dichiararlo al New York Post. Cui un’altra fonte dichiara che esiste almeno un’altra copia del nastro: “Paris me l’ha fatto vedere”.
E un’ulteriore fonte precisa che ne girano almeno altri dieci, di filmini hot dell’ereditiera. Che sembra aver perfezionato la strada per la celebrità che già si dimostrò efficace per Pamela Anderson, scaricata sui computer di tutto il mondo mentre si dava da fare su Tommy Lee. Solo che Pamela partiva dallo status di bagnina di Baywatch, e Paris da quello di ragazza bene, invitata da sempre alle feste giuste.
Tutte la imitano. Quando Tinkerbell è sparita, Paris ha attaccato ovunque manifesti con la sua foto, da cui aveva fatto cancellare le proprie ingioiellate mani che reggevano la cagnetta: “Se capiscono che è mia chiederanno un riscatto”. Offriva una ricompensa, anche. E all’inizio, in una prima versione dei manifesti, un’assistente si era prestata a dire che la cagnetta era la sua, che quella con Tinkerbell era solo una somiglianza: “Paris era devastata dal dolore, non c’era nulla che non avrei fatto per aiutarla”.
Poi Tinkerbell è ricomparsa, e tutti i cronisti pettegoli hanno malignato. Le circostanze del ritrovamento non sono state mai chiarite, la ricompensa non si sa se sia stata pagata e insomma è chiaro che era l’ennesima manovra pubblicitaria.
Sono passati mesi e Gisèle Bundchen – modella, fidanzata con Leonardo Di Caprio, classica ragazza carina – ha perso il cane. Quelli che l’hanno riportato, invece della ricompensa hanno trovato la polizia e un’accusa di estorsione. Chi glielo doveva dire, alla ragazza con la suite più visitata d’occidente, che non avrebbe finito per non influenzare solo le katie dei reality, che sarebbe diventata un modello comportamentale per ragazze carine.
Questa cosa delle manovre pubblicitarie è una vera ossessione, questa cosa di scoprire gli altarini. Ed è una manovra pubblicitaria la foto fintamente anonima di Tinkerbell, che tanto di chi volevi che fosse il cane, con quelle giacchette di Chanel mignon, se n’è mai Vista un’altra, di cagna conciata così? Ed è una manovra pubblicitaria farsi vedere piena di lividi dopo la fine della storia con Nick, “mai sentito parlare di maglie a maniche lunghe?”. Eccheppalle.
Persino Tinkerbell, nel memoir non autorizzato, prende per il culo il modo in cui la volenterosa Paris la concia, “Cosa ci faccio avvolta nell’angora rosa? Credevo d’essere un cane”. O anche: “Mai cagna visse così nel lusso, mai da quando il maggiordomo rovinò la festa a Maria Antonietta aprendo la porta al popolo”.
“La mia lista di cose che un’ereditiera non dovrebbe mai fare. Avere la ricrescita della tinta. Se siete impegnate, fate venire il colorista a casa. Uscire quando piove, a meno che non abbiate un ombrello di Gucci. Fare la dieta Atkins. O la South Beach. Anche se siete a South Beach. Specialmente se siete a South Beach. Se siete a South Beach, mangiate di più. Mangiare sempre caviale. E’ quel che la gente si aspetta. Il caviale è per le wannabe”.
Quando il numero di Elle di settembre è arrivato nelle edicole inglesi, Paris e Nick si erano già lasciati. Purtroppo, dopo la chiusura tipografica del giornale che, mettendola in copertina, la dava felicemente fidanzata ma troppo giovane per sposarsi, e ne riportava l’inquietante criterio di selezione dei fidanzati (“La cosa più importante è che piacciano a Tinkerbell”).
Lasciarsi è la cosa più spettacolare che abbiano fatto, quei due: interviste di lui che diceva cose meravigliose come “il nostro era un rapporto basato sulla sfiducia: io non mi fidavo di lei, e lei non si fidava di me” e si dichiarava “pronto per una nuova storia” trentasei ore dopo la fine di quella con Paris; cicatrici e labbra gonfie tutte da spiegare (“Ha fatto un servizio fotografico sadomaso”, ha giurato lui, i tabloid l’hanno paragonato ai mariti violenti che dicono che la moglie è “inciampata per le scale”); soprattutto, l’intervista chiarificatrice di lei.
“Mi stavano truccando per una foto di copertina, e all’improvviso sono stata folgorata: amo Nick, ma ho bisogno di stare sola. Ho chiamato la mia sensitiva e le ho chiesto che ne pensasse. Pensava dovessi stare da sola, e io ero d’accordo”. Domanda: quindi l’hai chiamato subito ed è finita in quel momento? “Sì, non amo le discussioni. Lo so che avrei dovuto dirglielo di persona, ma è difficile”. E poi come hai reagito? “Sono andata al Kabbalah Centre e ho preso un nuovo braccialettino rosso. Ci vado regolarmente, mi aiuta con la mia vita”. E probabilmente lui a Tinkerbell non piaceva poi tanto.
Su Elle, Paris smentisce di aver mai detto che “solo le persone grasse bevono Coca light”: “Non sono così spregiudicata”. Nel libro, elenca tra le cose da non fare “bere bibite dietetiche: significa non avere carattere”.
Nel suo libro, Paris spiega che un’ereditiera non parla mai “di quanto denaro ha, o di quanto ne ha la sua famiglia”, e che è convinzione comune che un’ereditiera non dovrebbe smaniare troppo per gli omaggi, ma a lei gli omaggi piacciono. Alla premiazione di VH-1 – che, come tutte le premiazioni americane (un paese serio), prevede per i partecipanti una busta di regali lussuosi – Paris si è molto lamentata.
La busta conteneva un poncho di cachemire, occhiali di Cartier, borsette firmate, varie visite omaggio in alberghi e centri di bellezza. Paris ha definito il contenuto “proprio scadente”.
In quel “Colazione da Tiffany” contemporaneo che è “Bergdorf Blondes”, l’ereditiera che fa sembrare quasi normale la pur viziatissima protagonista è Julie Bergdorf, degli omonimi grandi magazzini per ricchi. All’inizio del romanzo, Julie chiede all’amica di andarla a prelevare al posto di polizia: l’hanno arrestata dopo che ha rubato una Birkin bag nei grandi magazzini di famiglia. (Nota per chi non vive al di sopra delle proprie possibilità : la Birkin è un modello di borsa di Hermès non particolarmente più bella delle altre ma assai più appetibile perché introvabile, ci sono liste d’attesa lunghe e di difficile accesso per ottenerne una, da pagare poi circa cinque normali stipendi).
L’amica le dice che non ha senso, sta rubando a se stessa; nei giorni successivi, resta allibita quando Julie le dice che suo padre non l’ha mai amata come ora: questo della figlia arrestata per taccheggio è il miglior colpo pubblicitario che gli sia mai capitato. In fondo, è giusto che i genitori di Paris le vogliano bene e non la diseredino.
Non solo e non tanto perché è pur sempre la loro figliola, quanto perché ogni doppio senso possibile ce ne sono a non finire, da quelli sui materassi dell’Hilton a quelli genere chi è che non ha mai passato una notte di fuoco a Parigi”) è un doppio senso che fa girare il marchio. E che ci sia qualcuno (parecchi) che prenota negli Hilton del mondo solo per la flebile speranza di incontrare Paris nella hall certo.
Almeno quanto il fatto che ci sia qualcuno che l’altra sera – dopo aver visto in televisione un servizio in cui Loredana Lecciso faceva aspettare ore gli intervistatori nel corridoio dell’Hilton dove risiede quand’è a Roma – corso a iscriversi alla palestra dell’Hilton medesimo.
La terza edizione di “The simple life” partirà il 26 gennaio ed era di difficile soluzione. Nei campi le hanno già fatte lavorare. Sulla roulotte hanno già dato. Si è deciso di farle viaggiare in Greyhound e lavorare in ufficio. Il Greyhound, mitologia a parte, è una vera punizione. Una settimana prima che cominciassero a registrare “The simple life 3”, ne ho preso uno da Los Angeles a San Diego. A Los Angeles l’autista che mi ha lasciato alla stazione downtown si è raccomandato di non mettere il naso fuori: “Dentro c’è la vigilanza, ma fuori il quartiere è pericoloso”. A San Diego, si scende davanti allo sportello per le cauzioni, di fianco al carcere.
Convenzione del programma voleva che Paris e Nicky viaggiassero con i comuni passeggeri. Doveva essersi sparsa la voce, perché in viaggio per San Diego c’erano sì le abituali messicane con improbabili tinture di capelli ma anche una serie di giovanotti bellocci e ben vestiti che altro non potevano essere che cacciatori di dote.
Quanto agli uffici, alla fine gli autori hanno optato per uno zoo. Dal lavoro d’ufficio devono aver desistito dopo che il Wall Street Journal, alla richiesta “Possono passare una giornata lì facendo fotocopie?”, ha risposto che no, Grazie, ma volentieri avrebbero fatto loro omaggio di due abbonamenti al giornale.
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