Il gioco del bullismo anche in Italia

Accompagnato da molte polemiche, qualche ripensamento e tanto rumore esce in Italia il 27 ottobre “Canis canem edit”, il videogioco della Rockstar, la casa nota per il discusso e molto famoso “Grand Theft Auto”. Il videogioco per Ps2 in Europa ha un titolo diverso da quello usato negli Stati Uniti: la casa produttrice ha deciso di cambiare l’inglese “Bully” con la frase latina, ribaltando la massima del “canis canem non edit”, cioè il cane non divora cane, per evitare l’immediato accostamento del gioco con il problema del bullismo.

Il giocatore protagonista però proprio questo deve fare, è uno studente che deve sopraffare altri studenti e cercare di sopravvivere ad atti di bullismo in una scuola per ricchi, con risposte alle aggressioni e alle violenze dei compagni spesso dello stesso tenore di ciò che subisce. Il videogioco è consigliato a chi ha più di 16 anni e costa 64 euro e viene già indicato come uno dei pezzi forti del mercato natalizio.

All’uscita negli Stati Uniti, dove era stato anticipato da iniziative legali e un coro di proteste, “Bully” ha fatto ricredere qualcuno. Una volta immedesimati nei panni di Jimmy Hopkins, il ragazzo che oltre ad affrontare i bulli della scuola deve anche collaborare con i professori e fare tesoro delle lezioni per migliorare le sue abilità fisiche, tecniche o dialettiche, alcuni giornali statunitensi hanno aggiustato il tiro.


Bully era stato definito prima della sua uscita “Un simulatore di Columbine”, con riferimento al liceo statunitense dove due ragazzi massacrarono 12 compagni e un insegnante. A puntare il dito era stato l’avvocato Jack Thompson, noto oppositore dei viedeogiochi violenti, che aveva chiesto il pronunciamento del giudice della Florida. La richiesta di Thompson è stata però liquidata come “una scocciatura” dal giudice Ronald Friedman, che, secondo quanto riporta il Washington Post, ha detto: “C’è molta violenza in Bully, tantissima, ma sempre meno di quanta ne vediamo ogni sera in tv”.

Per la rivista Wired il gioco non esalta affatto il bullismo, perché “gran parte del compito di chi gioca è difendere i più deboli” e “non c’è sangue”. Sulla stessa linea della rivista di tendenza del mondo techno Usa Today, per il quale il gioco “dà qualche incentivo a seguire le lezioni”.

Sarà , ma intanto uno dei grandi rivenditori inglesi, Curry’s, ha deciso che nei suoi negozi il videogioco non ci sarà . Nonostante “Grand Theft Auto” e altri titoli molto discussi come “Liberty City” e “Dead Rising” siano stati in precedenza commercializzati da Curry’s, questa volta il marchio ha fatto marcia indietro: “Siamo un rivenditore che pensa alle famiglie. Non riteniamo che il gioco sia adatto ai nostri negozi, e abbiamo deciso di non tenerlo”, ha affermato un portavoce.

In Italia riviste e siti specializzati magnificano le caratteristiche tecniche del videogioco e sottolineano che il clamore suscitato da “Canis canem edit” prima ancora della sua uscita è esagerato. Il problema però è più ampio e non riguarda solo i videogiochi violenti, poiché in fin dei conti il marchio con scritto “+16″ è solo un suggerimento.

Ad ognuno il suo Google

L’instancabile fucina di casa Google ha prodotto l’ennesima novità : dopo l’inizio delle sperimentazioni sul Google che verrà , il primo passo verso Google Office e le altre iniziative che lo hanno visto protagonista di recente, il colosso dei motori di ricerca e della conoscenza interconnessa dell’evo telematico ha appena lanciato Google Custom Search Engine (CSE), Grazie al quale sarà possibile realizzare una serie di varianti virtualmente infinite del motore di ricerca personalizzate secondo le proprie esigenze.

Marissa Mayer, Vice Presidente della divisione prodotti di ricerca, commenta a riguardo della nuova creatura: “È davvero un modo per creare la vostra versione personale di Google Search, che fa ricerche solo sui contenuti che vi interessano o in cui siete esperti”. “È possibile creare una versione ridotta del motore di ricerca di Google che si limita a scandagliare soltanto gli URL e i siti web specificati dall’utente”.

Google CSE è il risultato del perfezionamento della piattaforma Google Co-op, servizio lanciato nel maggio scorso Grazie al quale è possibile sfruttare una serie di etichette e categorie per visualizzare informazioni ed elementi aggiuntivi sul proprio sito nei risultati di ricerca.

Google CSE, oltre ad essere un prodotto molto più raffinato, risulta anche più semplice e immediato nella realizzazione dei search engine personalizzati: se Google Co-op richiedeva una certa familiarità con il codice XML per essere sfruttato a dovere, il nuovo servizio può essere impiegato da chiunque abbia una minima familiarità con le procedure di installazione dei programmi in ambiente Windows. Per costruire l’engine personale basta specificare un nome, una descrizione, le keyword da impiegare per perfezionare la ricerca e gli URL dei siti web da includere nella lista dei risultati.

Il succo del servizio è davvero tutto qui: successivamente alla creazione di un motore personalizzato sarà poi possibile specificare ulteriori parametri di funzionamento, oltre a poter visualizzare il codice da includere nel proprio sito web per sfruttare l’engine. Unico requisito richiesto è un account registrato su Google.

Un altro aspetto notevole dell’iniziativa è la possibilità che BigG offre di trarre profitto dall’integrazione di un Google engine personale: per i siti che partecipano al programma di advertising AdSense, costituiranno fonte di guadagno ulteriore i click sui banner pubblicitari presenti accanto ai risultati della ricerca personalizzata.

Per i siti governativi, gli istituti educativi e le associazioni non profit è altresì prevista la possibilità di creare motori completamente privi di pubblicità . In questo caso, Google pare rimetterci i Soldi, ma in realtà tutto gioca sempre a favore di BigG: aziende IT come Rollyo.com o Eurekster.com, che già offrono un servizio simile, dovranno ora fronteggiare la concorrenza di un avversario dal peso non indifferente.

Diversi siti coinvolti nel periodo di testing di Google CSE hanno già avuto la possibilità di creare i propri Google esclusivi: portali come JumpUp.com, che offre servizi finanziari per le piccole imprese, RealClimate.org, che si pone l’obiettivo di presentare dati scientifici credibili e senza alcun condizionamento ideologico sui cambiamenti climatici del pianeta e Macworld.com, e-zine dedicata al mondo Apple, hanno affidato le proprie funzionalità di ricerca a Google Custom Search.

Un’altra caratteristica importante del servizio è la possibilità , per i creatori dei motori Google personalizzati, di concedere ad utenti fidati la possibilità di includere nuovi siti nell’indice del motore, per migliorare ancora di più (almeno in teoria) l’utilità della ricerca per tutti.

Proprio il contributo che può venire dalla community, sostengono gli analisti di mercato, può garantire a Google quella marcia in più in grado di raffinare ulteriormente le capacità di ricerca e rafforzare ancora il vantaggio di mercato. “Penso che Google imparerà molto da questa iniziativa”, sostiene Greg Sterling, fondatore e ricercatore della Sterling Market Intelligence.

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